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Change. Viaggio in Pakistan nel cuore del cambiamento climatico

In questo reportage video, racconto la mia esperienza in Pakistan, un viaggio intrapreso lo scorso agosto verso il campo base del Nanga Parbat, una delle montagne più imponenti e temute dell’Himalaya. Avevo progettato questo percorso da tempo, ma non immaginavo che lo avrei affrontato in un Paese messo in ginocchio da alluvioni devastanti, causate da una stagione monsonica anomala per intensità.

 

Quando sono arrivato il 16 agosto, ho capito subito che quel viaggio sarebbe stato molto più di un semplice trekking. Ci hanno informati dell’ennesima alluvione e abbiamo scoperto che la nostra guida era rimasta bloccata da un fiume in piena. Da quel momento, il cammino verso il campo base si è intrecciato con un Paese ferito, segnato da distruzione e sofferenza.

 

Lungo la strada ho visto ponti crollati, colate di fango, strade improvvisate per aggirare smottamenti, villaggi senz’acqua, famiglie disperse. Percorrendo la Karakorum Highway, con il fiume Indo in piena accanto a noi, ho ascoltato racconti di vite spezzate, di case trascinate via dall’acqua. Era impossibile restare indifferente.

 

Oltre alla tragedia umana, mi sono trovato di fronte anche alle conseguenze evidenti del cambiamento climatico. Temperature insolitamente alte, rendevano instabili i ghiacciai. A un certo punto abbiamo dovuto attraversarne uno a piedi perché il ponte era crollato. Le guide ci spiegavano che nessuno, quell’anno, era riuscito a scalare il K2 proprio a causa del caldo anomalo.

 

Durante il cammino mi sono imbattuto anche in un’altra ferita, più silenziosa ma altrettanto evidente: l’inquinamento. Ovunque vedevo rifiuti abbandonati. Ho chiesto se fosse colpa dei turisti, ma la guida mi ha spiegato che spesso sono gli stessi abitanti a lasciarli. Così, insieme a Eleonora, abbiamo preso una busta a testa e l’abbiamo riempita. All’arrivo, l’abbiamo gettata nei cassonetti. Una persona del posto si è avvicinata a ringraziarci: un piccolo gesto, ma carico di significato.

 

Da tutto questo nasce “Change”, il titolo del mio documentario. “Change” racconta il cambiamento climatico, ma anche e soprattutto il cambiamento che ognuno di noi è chiamato a compiere, nel proprio stile di vita e nel proprio rapporto con il pianeta.

 

 

Le immagini che ho raccolto parlano da sole: mostrano una realtà lontana, ma profondamente connessa alla nostra. Il pianeta sta reagendo, e i suoi segnali non possiamo più ignorarli. A volte basta un gesto semplice, come raccogliere dei rifiuti lungo il cammino, per ricordarci che il cambiamento comincia da noi.